
Osbern d’Orvaux
Per Osbern d’Orvaux, tutto parte dal tratto: preciso, denso, a volte sull’orlo del collasso. Con pennello, pennarello o Rotring, disegna reti instabili, in bilico tra tensione grafica e possibilità di cancellazione. Formatosi alla logica, oggi lavora nell’incertezza, dove l’ossessione per la struttura finisce per mutare. Con Chrysalide Analogique, realizzata per ■ 30.5 ■, esplora quella zona ambigua in cui ogni linea sembra contenere il proprio errore. Un’intervista frammentata, da leggere come una serie di scansioni mentali, senza istruzioni per l’uso.
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[02:34] Parli spesso di binario e di organico. Non sono concetti in contraddizione?
Non proprio. Quando un sistema binario è spinto all’estremo, può generare esiti ambigui. Ciò che chiamiamo “organico” è spesso il risultato di calcoli instabili.
[02:36] Hai un rapporto quasi religioso con il Rotring. Che cos’ha di speciale?
Pressione forte = sovraccarico.
Pressione debole = assenza.
Il flusso giusto è raro, quindi interessante. (E poi è più silenzioso di una tastiera.)
[02:38] Perché Chrysalide Analogique? Sembra il nome di un insetto post-punk.
La crisalide indica una fase di trasformazione: una compressione strutturata prima dell’emersione. L’analogico evoca l’imprecisione, la perdita di nitidezza. Insieme, rappresentano una forma instabile, non garantita. L’insetto post-punk è un’ipotesi accettabile.
[02:42] A volte citi l’Amstrad CPC 6128 o l’Atari 520 STE. È nostalgia?
Nessuna nostalgia. Solo formati efficienti.
Bastano 64 kb per costruire un mondo.
Oggi faccio lo stesso con un foglio.
[02:45] Le tue opere: schemi elettrici o mappe celesti?
Sono un tentativo di visualizzare ciò che accade nel cuore del linguaggio informatico. Come mappe mentali di algoritmi in azione, traducono logica in forma. Rappresentano la dinamica interna dei sistemi digitali.
Série n°01 : Chrysalde Analogique



Crisalide Analogica cattura l’istante in cui la struttura algoritmica si incrina. Ogni tratto diventa un frammento di linguaggio ibrido, tra memoria macchina e gesto istintivo.
[02:49] Pianifichi i tuoi tratti o lasci che la mano deragli?
Pianifico. Poi disorganizzo.
Il bug è previsto nel protocollo.
È una funzione, non un errore.
[02:51] Parli spesso di mutazione. È un’evoluzione? Uno slittamento? Una contaminazione?
Un’infezione incrociata. Gli strumenti mi modificano quanto io modifico le superfici.
Alla fine, non so più chi comanda.
[02:53] Questa contaminazione tra te e gli strumenti… cerchi di perderti nel processo?
Non cerco di perdermi, ma non oppongo resistenza. Lo strumento agisce su di me quanto io su di lui. È un’interazione continua. Una co-evoluzione.
Série n°02 : Pré-Syntaxe



En cours de construction.
[02:56] Quando disegni, pensi ancora da informatico?
Sempre. La mano segue un algoritmo lento e silenzioso.
Ho solo cambiato terminale.
La carta è diventata la mia interfaccia di programmazione.
[02:59] Ultima insonnia produttiva?
30/03/25 _ 03:17–06:04 : 1 pezzo.
Elaborazione accelerata.
Nessuna rilettura. Tutto è rimasto.
Il silenzio notturno favorisce l’emersione di idee impreviste.
[03:02] Per te, cos’è un’opera? Un’immagine? Un segnale? Un messaggio?
Una trasmissione. Con perdite, attriti, ritardi.
Il rumore è parte del messaggio.
Il destinatario è opzionale. Forse superfluo.
[03:04] Tre artisti che ti hanno ispirato o segnato?
Éric Chahi, Akira Nishitani, Rémi Herbulot.
[03:05] Fine.
Série n°03 : Compression



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